Italicum, alcune riflessioni

"Caro Iscritto, Caro Elettore,

sento la necessità di condividere con te alcune riflessioni sulle vicende di questi giorni riguardanti la riforma del sistema elettorale, denominato Italicum, che sta creando tensioni al nostro interno tali da spingere 38 deputati del nostro Partito a non votare la fiducia nei confronti di un Governo guidato dal nostro Segretario e da noi sostenuto.


Come prima riflessione, ritengo che le richieste presentate alla Camera siano pretestuose: chi parlava delle preferenze come del male assoluto è diventato improvvisamente pro-preferenza, senza dimenticare che quattro delle cinque richieste poste dalla minoranza del nostro Partito in questi 15 mesi di lavoro sono state accolte, contribuendo a sanare alcune lacune presenti nel testo originario che voglio ricordare per onestà intellettuale:


  • soglia di sbarramento al 3% quando inizialmente era al 8%;

  • soglia minima al 40% per ottenere il premio di maggioranza quando inizialmente era prevista al 37%;

  • premio di maggioranza alla lista vincente e non, come prima era previsto, alla coalizione;

  • alternanza uomo-donna nelle liste quando ciò non era previsto;



La seconda riflessione che mi sento di condividere riguarda l’evidente tentativo di far saltare l'intera riforma, visto che, con molta probabilità, se un semplice emendamento avesse modificato la Legge alla Camera, questa sarebbe dovuta tornare al Senato, dove sarebbe ricominciato tutto il lavoro di modifica da parte dei partiti di opposizione e di maggioranza, visto che non siamo da soli a Governare il Paese, con il risultato di bloccare tutto.



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Come terza riflessione, leggendo la storia del centrosinistra italiano, mi sembra di vedere, anche in questa vicenda, il tentativo di una spallata al Segretario, o almeno di una prova di forza, piuttosto che una vera volontà riformista che, voglio sottolineare, sta alla base della nascita del Partito Democratico e che era il presupposto della rielezione per un secondo mandato del Presidente Emerito Giorgio Napolitano (ricordo un Parlamento unito nel rivolgergli un lungo applauso quando ricordava, e ammoniva, ad aprire e portare a termine una stagione di Riforme tra le quali quella della Legge elettorale).


Inoltre, da quanti anni e legislature si parla di riformare il sistema elettorale e il bicameralismo perfetto? Dal 1987 in avanti, l’unica riforma che si è avvicinata ad essere realizzata fu la cosiddetta “bozza Violante”, approvata nel 2007 in Commissione Affari Costituzionali della Camera grazie al sostegno dell’allora neonato PD guidato da Veltroni e del Partito di Berlusconi. Questa “bozza” naufragò insieme al Governo Prodi ed è stata recuperata successivamente nel lavoro dei 35 Saggi voluti dal Presidente della Repubblica Napolitano e nominati dal Capo di Governo Enrico Letta nell’estate del 2013.


Tale bozza di riforma prevedeva la fine del bicameralismo perfetto e la fiducia data al Governo esclusivamente dalla Camera, con un Senato delle Autonomie eletto dai Consigli Regionali e interveniva, con ancora più decisione del Disegno di Legge Boschi, sulla forma di Governo, consegnando al Capo di Governo il potere di nomina e revoca dei Ministri, unitamente al Capo di Stato.


Oggi l’Italicum assomiglia molto alla “bozza Violante”, che prevedeva il ballottaggio tra le prime due coalizioni che non avessero raggiunto il 40% dei voti con una soglia di sbarramento al 5% (oggi al 3%), mentre la previsione è che il premio vada alla lista vincente invece che alla coalizione, nel pieno spirito del Partito a vocazione maggioritaria immaginato da Veltroni e così reso attuale da Renzi.


Concludo queste mie riflessioni sull’argomento pensando che la minoranza del nostro Partito, nel contestare la Riforma elettorale o le Riforme in generale, voglia contestare la leadership del Segretario e la concezione del Partito a vocazione maggioritaria che Renzi ha. Tutto ciò è pienamente legittimo, ma deve essere fatto con due modalità: dall’interno, offrendo una vera alternativa politica da misurare in un Congresso, oppure dall’esterno, uscendo dal Partito per costruire o aderire ad un nuovo soggetto Politico. Queste sarebbero scelte dignitose e pienamente legittime; inaccettabili, invece, sono i comportamenti di chi, in assenza di alternative, cerca ogni volta di bloccare o capovolgere le riforme messe in campo dal proprio leader di Partito, come se fossimo dentro un distorto gioco dell’Oca per cui spesso capita di ripartire dal Via!"


Fausto Merlotti

Segretario PD – Circolo di Scandicci

#faustomerlotti #italicum

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