Italicum, la risposta di Fossati

Il parlamentare del Partito Democratico Filippo Fossati, da sempre molto vicino alla nostra città, risponde con una lettera alle riflessioni sull'Italicum del nostro segretario Fasuto Merlotti:


"Caro Fausto,

innanzitutto sollievo per la tua "rimessa in forma" e auguri di completo ristabilimento.

Scrivo per interloquire con te sugli argomenti che sostieni nella lettera di qualche giorno fa. Dato che sono uno dei trentotto deputati che non ha votato la fiducia al Governo e che sono particolarmente legato al PD di Scandicci, mi sento chiamato in causa e vorrei tentare di esprimere le mie ragioni. Prima di parlare di Italicum bisogna parlare della fiducia. Da Parlamentare ho vissuto questa scelta del Governo come una ferita. La Legge elettorale è legge di valenza Costituzionale, è una legge generalmente affidata ai Parlamenti. Il senso è chiaro, si tratta delle regole del gioco, delle modalità con cui si formano le assemblee e si determinano le maggioranze. Non può essere un Governo in carica, con la sua potenza, a forzare la mano del Parlamento. Ne era coscientissimo fino a pochi mesi fa anche Matteo Renzi, che ci sorprese tutti costruendo il patto del Nazareno con Berlusconi proprio sostenendo la necessità che sulle regole si dovesse costruire un consenso il più largo possibile. L'apposizione della fiducia è un ribaltamento delle stesse convinzioni del Governo, a mio parere ingiustificabile, i precedenti sono pochissimi e imbarazzanti. Legge Acerbo per consolidare il regime fascista, legge truffa con l'Italia in rivolta, un ostruzionismo feroce del Pci, il presidente del Senato che si dimette dichiarando che quella scelta non potesse costituire precedente! Qui non si tratta della fiducia su un provvedimento che descriva l'azione del Governo, ne ho votate tante e ne voterò ancora, ma di uno strappo alle funzioni del Parlamento, pessimo esempio di come potrebbe essere usata una maggioranza parlamentare preponderante e legata indissolubilmente al Governo, che come deputato non mi sentivo di autorizzare o legittimare. Per questo fra l'altro non ho votato No. In questo caso non partecipare al voto mi sembrava un comportamento anche più chiaro rispetto alle mie motivazioni.

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Tu dai una risposta ai motivi che hanno spinto il governo allo strappo. Plausibile. Riassumo. "Se si toccava qualcosa si sarebbe tornati al Senato e lì chissà se e quanto tempo ci sarebbe voluto....." Ti dico che non mi convince. Oltre ciò che ho già detto c'è infatti un altro punto. Quella che era a portata di mano, sul complesso delle riforme, era l'unità dell'intero PD. Quella che ha portato alla elezione di Mattarella, quella per la quale, se la si cerca e vuole, nella situazione politica attuale non c'è opposizione che possa ottenere alcunché. Il problema è che non si cerca, questa unità, e probabilmente non si vuole.

Nel merito.

Il Governo si è rafforzato nella sua influenza sul Parlamento con la proposta di Riforma Costituzionale, prevedendo, fra l'altro, corsie preferenziali a tempo certo per i disegni di legge governativi. Non parlo poi del nuovo Senato per carità di patria, dato che nessuno ha capito a cosa possa mai servire quella assemblea di consiglieri regionali senza delega dalle loro Giunte,a tempo parziale, con aggiunta di qualche illustre nominato per meriti civili. In questo contesto la legge elettorale consegna a chi prende più voti al primo turno, anche se ne ha presi pochissimi e pochissimi lo hanno votato al ballottaggio, anche se rappresenta quindi una piccola minoranza dell'elettorato, una maggioranza assoluta dell'assemblea. Chiamiamola "democrazia esecutiva", chiamiamolo come ha fatto D'Alimonte in commissione, presidenzialismo di fatto, si tratta comunque di uno stravolgimento del nostro sistema parlamentare senza stabilire pesi e contrappesi fra i nuovi poteri. In più i parlamentari saranno in grandissima parte espressi sulla base di candidature bloccate.

Questo assetto non era previsto in nessun programma elettorale, in nessuna proposta del PD, in nessuna mente, neanche la più perversa, del nostro gruppo dirigente. È nata con il Nazareno, si è affinata dopo la sua morte.Credo di essere stato coerente con il programma e la coalizione per cui sono stato eletto e di rappresentare i cittadini che, per fortuna, hanno potuto con le primarie candidarmi: ho votato contro questo provvedimento, perché radicalmente contrario. Potrebbe bastare ricordare che un Parlamentare non ha vincoli di mandato. Ma tu poni una questione politica che non voglio eludere. Sono in dissenso con la maggioranza dei gruppi dirigenti del mio partito e del mio gruppo, è vero, caro Fausto. Ragioniamo insieme, se vorrai, su questo partito e su come sta cambiando, sulla sua crisi, nonostante i risultati elettorali. C'è un popolo del PD. Plurale, diversificato, che viene da storie, e ha sentimenti e motivazioni diverse, qualche volta confliggenti. Il Partito mio e di Bondi. Sei proprio convinto che in un partito così si possa stare solo ossequiente verso la maggioranza temporanea che può fare quello che vuole, o che ci se ne debba andare? Guarda che se è così la risposta ce la stanno già dando centinaia di migliaia di nostri che se vanno dal Pd e milioni che se ne vanno dall'esercizio del voto. Io vorrei ritrovare il modo di ascoltarsi, sollecitare la partecipazione che non c'è più (e non certo per colpa di chi si da da fare da sempre, come te e tanti altri a Scandicci e altrove) di tutti e provare a trovare sempre punti di incontro, di decisione comune,fra tutti. Ed è un modo. Altrimenti bisogna mettere in conto che chi sta in minoranza tenga visibile e rappresenti anche nei comportamenti le posizioni diverse ( che spesso interpretano esigenze di movimenti sociali larghi, come sul jobs act o adesso sulla scuola) sulle questioni più sensibili. Non si può essere americani quando si elegge il segretario e sovietici quando si decide via via la linea. Non sta in piedi. Così ogni decisione manda via qualcuno e fa ( forse)arrivare qualcun altro. Vogliamo questo?

Io ho fiducia nel PD. Per questo vorrei discutere, con te e con il partito, anche per rinnovare un rapporto con una città a cui tengo e alla quale vorrei essere utile. Intanto un abbraccio".


Filippo Fossati

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